mercoledì 7 settembre 2016

FABBRICHE IN MALORA

di Giuseppe Marazzini
06.09.2016

Nel corso dell’ultimo ventennio e forse anche più, molte fabbriche legnanesi, una volta fiorenti, sono state chiuse per decretata crisi aziendale. Fabbriche meccaniche e tessili in particolare. Legnano città industriale non esiste più a partire almeno dalla metà degli anni ‘80. Anche la storica e mitica Franco Tosi è stata travolta dalla nefasta globalizzazione e finanziarizzazione economica.

Le lotte delle lavoratrici e lavoratori avevano messo a nudo i responsabili e le diffuse responsabilità del disastro che si stava verificando, ma inascoltati furono trascinati a forza fuori dai cancelli. I muri delle fabbriche furono abbandonati e con i muri fu abbandonata, purtroppo, anche una documentazione preziosa utile a ricostruire pezzi di storia industriale e lavorativa.

Parte della documentazione andò persa per il degrado degli ambienti, una parte fu utilizzata dagli sfortunati stranieri per riscaldarsi e cucinare, che non avendo accesso ad un alloggio dignitoso lì si rifugiavano tentando di sopravvivere.

Nessuno pensò al ricco patrimonio documentale che si stava perdendo, anzi ci fu una corsa all’abbattimento delle strutture, e così solo una piccolissima parte di tale documentazione è stata salvata dalla distruzione totale.  Anche l’ex cotonificio Bernocchi non è sfuggito al destino della distruzione e l’articolo di Luca Nazari è un grido di allarme che ci dice: “Salviamo almeno quel che resta!”.



 

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