giovedì 31 dicembre 2009

Il fuoco sacro dell’ACCAM. La giunta di Legnano da che parte sta?

di Giuseppe Marazzini
08.12.2009


L’inceneritore ACCAM di Busto Arsizio è un impianto vetusto, talmente vetusto che considerarlo un catorcio è usare un eufemismo. Per i danni che ha già causato alla salute umana - in particolare ai borsanesi - e all’ambiente, andrebbe fermato subito.

Stando a precisi impegni presi dalle istituzioni locali questo inceneritore dovrebbe smettere di funzionare prima del 2019, entro tale data, infatti, gli impianti dovrebbero risultare smantellati, l’area insediativa bonificata e portata allo stato originario.

Ma lo smaltimento dei rifiuti è sinonimo di grandi affari. I Comuni dell’ex consorzio ACCAM (Legnano inclusa), per la verità non proprio tutti, stanno per tradire le aspettative di migliaia di cittadini perché vogliono puntare sul potenziamento dell’inceneritore, con un costo preventivato di quasi 40 milioni di euro. Soldi spesi anche per la salute della gente “le emissioni saranno inferiori al consentito” dichiarano furbescamente gli amministratori della Società. (ISDE – comunicato stampa).

Nelle previsioni il nuovo impianto dovrebbe bruciare 400 tonnellate di rifiuti al giorno (ora sono circa 200 le tonnellate bruciate) con una quantità gigantesca di materiali tossici di residuo tra cui, 2.000 tonnellate all’anno di ferro, 6.000 tonnellate all’anno di ceneri da collocare in discariche speciali e una quantità enorme di scorie tossiche che potrebbe arrivare fino a 25mila tonnellate all’anno, quest’ultime si ipotizza che vengano immesse nella lavorazione del cemento.

I dirigenti dell’ACCAM, con il consenso di buona parte dei politici e di qualche ecologista bustocco favorevole all’incenerimento, sostengono che il “gioco vale la candela” perché una parte dell’investimento verrà ripagato fornendo alla comunità un servizio di teleriscaldamento e producendo energia elettrica che verrà rimborsata usufruendo dei cosiddetti certificati verdi (si tratta di milioni di euro che tutti i cittadini pagheranno tramite le bollette dell’energia elettrica).

Si tace invece sul fatto che aumenteranno le tariffe e che per alimentare l’inceneritore bisognerà produrre più rifiuti a scapito della raccolta differenziata. Perché i Comuni puntano all’incenerimento dei rifiuti anziché incentivarne una raccolta differenziata che preveda una riciclo spinto?

La risposta è molto semplice. Gli investimenti per organizzare una raccolta differenziata spinta hanno un ritorno economico inferiore a quello dell’incenerimento dei rifiuti in quanto non sono supportati da incentivi statali del tipo, appunto, dei certificati verdi.

È palese che la maggior parte dei nostri amministratori locali stia affrontando la questione dello smaltimento dei rifiuti sotto il profilo esclusivamente del profitto economico -quanto possiamo guadagnare con l’incenerimento dei rifiuti?- e non sotto il profilo della tutela della salute dei cittadini. Se così non fosse non si comprende perché non accettano di valutare procedimenti di raccolta e di riciclo più rispettosi della salubrità ambientale.

È giunto il momento di cambiare strada perché viviamo in una delle aree in cui la concentrazione di polveri sottili è spaventosa e di per sé già causa di migliaia di morti ogni anno. Come è noto i dati scientifici dimostrano che usare i rifiuti solidi urbani come combustibile è pura follia perché dai camini escono schifezze che fanno male alla salute. E’ il momento di dire basta a scelte nefaste.

Ai cittadini legnanesi va detto che è inutile che facciano finta di niente perché i fumi dell’inceneritore non colpiscono solo gli abitanti di Borsano ma arrivano anche qui da noi e il nuovo impianto di trattamento dell’umido (compostaggio), previsto in via Novara, farà nascere “l’asse dei rifiuti” dell’alto milanese.

A dimostrazione di quanto l’interesse economico per il trattamento dei rifiuti sia superiore alla tutela della salute dei cittadini lo si evince anche dal fatto che nessuno dei nostri amministratori ha sollevato obiezioni di merito a proposito del nuovo ospedale di Legnano, che è costruito sotto il camino dell’inceneritore ACCAM e vicinissimo al previsto impianto di compostaggio. Guardare la mappa qui sotto.
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